Itinerario Naturalistico 5 – Intersezione con la Magna via Francigena
Il quinto itinerario riguarda la Magna via Francìgena nel percorso Palermo – Monreale – Santa Cristina Gela.
L’itinerario parte da Porta Nuova a Palermo. Tommaso Fazello documenta l’apertura del primitivo varco nel 1460, denominato Porta dell’Aquila, e la contestuale chiusura di un varco d’accesso inserito nella cinta muraria a meridione.
Il 13 settembre 1535, proveniente da Monreale, fece ingresso l’imperatore Carlo V reduce dalla Conquista di Tunisi.
La Porta Nuova perfezionata su più livelli fu voluta nel 1583 dal viceré Marcantonio Colonna, per celebrare la vittoria sulle armate turche e commemorare i trionfi del sovrano.
La struttura è un vero e proprio arco trionfale, con impianto realizzato in pietre d’intaglio, ornato di statue, busti, pigne, colonne, pilastri, cornicioni, balaustre, finestre, fregi e le iscrizioni marmoree recanti i versi di Antonio Veneziano. Era presente anche un’aquila marmorea con armi reali, scultura pericolante poi rimossa.
La costruzione presenta due prospetti ripartiti su tre ordini, con un’architettura originale e bizzarra raffigurante i Mori sconfitti da Carlo V, con le due figure in posizione centrale che mostrano gli arti mozzati in segno di sottomissione.
Due fonti documentano il completamento del prospetto rivolto verso Monreale nel 1674.
Fino ai restauri eseguiti nel 1825 era visibile sulla parete interna un affresco raffigurante la Beata Vergine Maria, contornata da angeli, ritratta con Sant’Agata, Sant’Agatone, San Michele Arcangelo, opera realizzata da Pietro Novelli.
Oltrepassando Porta Nuova e continuando lungo Corso Calatafimi, si prosegue per circa 7 chilometri in direzione Monreale, costeggiando in leggera pendenza la zona sud-ovest della città. Lungo il percorso si ha la possibilità di deviare al chilometro 5,6 per vedere dove si trovava la chiesa di Santa Ciriaca, l’ultimo baluardo della fede cristiana vissuta e praticata dai palermitani, durante il predominio arabo.
Dal 827 al 1072 infatti, gli arabi conquistarono l’Isola. E Palermo, che intanto era stata eletta capitale dell’emirato, contava almeno trecento moschee, secondo i cronisti del tempo. L’arcivescovo della diocesi palermitana era allora il greco Nicodemo. Quando venne spodestato dalle sue funzioni vescovili, si ritirò in periferia, proprio nella povera chiesa di santa Ciriaca, a mantenere vivo il culto e l’unità dei cristiani. Così, fino alla riconquista della Sicilia da parte dei normanni Roberto il Guiscardo e Ruggero d’Altavilla, agli inizi del 1072.
Proseguendo sul percorso principale arriveremo a Monreale, dove potremo ammirare la meravigliosa Cattedrale istituita dal Re Guglielmo II il Buono, con i suoi magnifici mosaici e lo splendido Chiostro dei Benedettini. Il chiostro al momento in cui fu costruito, non era il monumento che è oggi, ma un recinto sacro, un luogo vivo che simboleggiava l’Eden, e allo stesso modo era ricco di piante esotiche. Dal chiostro si accedeva facilmente alla chiesa, alla sala Capitolare, al refettorio e alle celle del dormitorio: insomma, rappresentava il centro nevralgico della vita della comunità.
La pianta quadrata di 47 metri per lato è esattamente corrispondente alla navata del duomo, e in ognuno dei quattro lati ventisei arcate a sesto acuto si appoggiano su deliziose colonne gemelle, che alternano decorazioni intagliate ad arabeschi, intarsi a mosaico e colonne lisce. Agli angoli le colonne diventano quattro. Ogni arco presenta un doppio archivolto sottolineato da motivi in rilievo, e circondato da una banda in mosaico dal disegno geometrico ricco di fantasia, evidentemente influenzato dai gusti arabeggianti che si riconoscono in tanti dettagli del complesso.
Ogni colonna, con decorazioni uniche, si eleva sopra un plinto con basi a tre tori e termina con dei capitelli compositi meravigliosamente decorati ciascuno in modo diverso. Le basi di ogni colonna raffigurano motivi differenti tratti dal mondo animale o vegetale: zampe di leone, teste di fiere, gruppi di uomini e animali, oppure foglie e rosette stilizzate. È consigliato fermarsi a guardare in dettaglio i particolari delle colonne e dei singoli capitelli: perché ciascuno in se stesso rappresenta una piccola opera d’arte!
Alcuni capitelli rappresentano semplicemente esuberanti decorazioni floreali, altri, figure allegoriche e mitologiche di non facile interpretazione, ma moltissimi ci raccontano delle storie, a volte tratte dalle gesta dei normanni ma per lo più episodi di ispirazione biblica, specialmente dal Nuovo Testamento, come la fuga dall’Egitto, la Visitazione, L’annunciazione ai pastori e il sogno di san Giuseppe.
Da Monreale, una serie di tornanti attraverso una vecchia trazzera permette di scendere e raggiungere il fondovalle, per cominciare la risalita che conduce alle porte di Altofonte, che un tempo era il Parco di caccia dei sovrani normanni. Si intercetta la Via Ferrovia Est, antica traccia della rotabile che portava verso Corleone, ormai diventata una via carrabile.
Inizia qui un sentiero di servizio che permette di scollinare più rapidamente e raggiungere Contrada Brigna sulla Strada Provinciale 5, costeggiando il bosco. Si supera così Cozzo Rebuttone, cortina montuosa che chiude la Conca d’Oro, e si segue la traccia verso la collina che protegge l’abitato di Santa Cristina Gela, scollinando dall’antica trazzera, testimoniata ancora oggi dal toponimo di via Altofonte.