Itinerario Naturalistico 4 – Intersezione con l’Itinerarium Rosaliae
Il quarto itinerario naturalistico interseca l’Itinerarium Rosalìe, che collega il Santuario di Monte Pellegrino con l’Eremo di Santo Stefano di Quisquina, attraverso un cammino percorribile a piedi, in bici e a cavallo, lontano dalle grandi vie di comunicazione, alla scoperta della Sicilia. Monreale è la prima tappa, partendo dal Monte Pellegrino, dove si trova il santuario di Santa Rosalia.
Il Santuario è fuso con la grotta, dove il 15 luglio 1624, sono state ritrovate le ossa di Santa Rosalia. Ma la storia del santuario comincia molto prima. In epoca normanna il Senato Palermitano edificò un tempio sotto il titolo di Santa Rosalia, presso l’antro e la preesistente chiesa bizantina retta da monaci dell’Ordine benedettino, religiosi che avevano assistito spiritualmente la vergine durante gli anni dell’eremitaggio.
Sebbene non elevata canonicamente agli onori degli altari, Rosalia rappresentava in quegli anni, la figura celeste di riferimento per le popolazioni locali. Gualtiero Offamilio, trascinato dal sentimento popolare effettuò solo una “canonizzazione vescovile”, limitata e riconosciuta territorialmente. Il potere di inserirla nel martirologio romano spetterà solo a Papa Urbano VIII il 26 gennaio 1630, dopo le ben note fasi del ritrovamento e del trasferimento delle reliquie in cattedrale. Vicende subordinate al riconoscimento dell’autenticità delle stesse e del miracolo riconosciuto da parte dell’arcivescovo e cardinale Giannettino Doria, come cessazione della peste.
La struttura del santuario è stata completata nel 1629 ed è del tutto particolare: nella prima parte c’è la facciata del 1600 addossata alla roccia, entrando abbiamo un vestibolo finemente lavorato e subito dopo abbiamo una cupola “aperta” sul cielo. Superata una cancellata in ferro, si accede alla grotta carsica che è il cuore del Santuario.
Il nostro itinerario parte dai Quattro Canti di Palermo alla volta della cittadina normanna di Monreale. I Quattro Canti è il nome della piazza ottagonale all’incrocio dei due principali assi viari di Palermo: la via Maqueda e il Cassaro, oggi Via Vittorio Emanuele.
Realizzati tra il 1609 e il 1620, i quattro prospetti presentano un’articolazione su più livelli, con una decorazione basata sull’uso degli ordini architettonici, e di inserimenti figurativi, che dal basso in alto si susseguono secondo un principio di ascensione, dal mondo della natura a quello del cielo. I quattro piani di facciata risultano così decorati.
Al piano inferiore, fontane che rappresentano i fiumi della città antica (Oreto, Kemonia, Pannaria, Papireto).
Quindi, un ordine in stile dorico, contenente le allegorie dalle quattro stagioni (rappresentate da Eolo, Venere, Cerere e Bacco).
L’ordine successivo, in stile ionico, ospita le statue di Carlo V, Filippo II, Filippo III e Filippo IV.
Infine, nell’ordine superiore, le quattro sante palermitane, Agata, Ninfa, Oliva e Cristina, patrone della città già prima dell’avvento di Santa Rosalia nel 1624, e di san Benedetto da San Fratello nel 1652.
Il cammino fino a Monreale si estende per 8 chilometri ed ha un dislivello di 300 metri. Lungo il percorso troveremo la cartellonistica dell’Itinerarium Rosalìe, che guida i pellegrini e gli appassionati di trekking urbano, fino a destinazione.
Arrivato alla piazza centrale di Monreale, il visitatore viene subito incantato dall’imponente facciata della Cattedrale, con due grandi torri normanne poste ai fianchi, una delle quali trasformata in campanile.
L’interno presenta un impianto a croce latina suddiviso in tre navate concluse dal transetto e tre absidi. Le navate sono divise da 18 colonne che segnano il cammino verso il punto centrale della chiesa ovvero l’abside raffigurante l’imponente, nonché famoso nell’iconografia cristiana, Cristo Pantocratòre, che occupa tutto il catino absidale.
Le decorazioni sono tipicamente bizantine o arabe tutte realizzate con piccoli mosaici a fondo oro, raffiguranti episodi biblici e del Nuovo Testamento. I mosaici del Duomo di Monreale sono un’opera teologica, cioè parlano di Dio, e teofanica, cioè mostrano Dio. La decorazione musiva ha finalità didattica, insegna la fede. In un momento storico in cui i libri venivano copiati a mano e quindi solo poche persone potevano possedere una Bibbia o parte di essa, quando la stragrande maggioranza dei cittadini era analfabeta, il mosaico (come la pittura e la scultura) costituiva la “Biblia pauperum”, cioè la Bibbia dei poveri, perchè serviva a mostrare visivamente a tutti ciò che il sacerdote predicava e insegnava. Così i fedeli potevano fare memoria della storia della salvezza più facilmente.